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un consiglio? Benanti

Se è vero come è vero che la notte porta consiglio, direi che anche le feste, quelle di Pasqua appena trascorse, hanno portato un consiglio, quanto meno un’indicazione: pasteggiare con Benanti è una sicurezza. Dalla bella e profumata Sicilia, dai verdi dintorni di Catania, arrivano a tavola vini odorosi e salini, minerali e forti, “figli” divini di Vulcano e Bacco, splendide espressioni di territori pregiati per tradizione e bellezza. Il buon vecchio suocero, infatti, mi ha lanciato la sfida enogastronomica di Pasqua portando a tavola Benanti Pietramarina e Benanti Serra della Contessa, entrambi Cru della Denominazione Etna. Proprio lui, longobardo per eccellenza che sceglie la Sicilia come compagna fedele di un pranzo pasquale con i fiocchi.

Molto bene, penso io, ILFUORIPASCOLI bottiglieria raccoglie i suoi frutti. Il cliente non solo è affezionato, ma si fida ed elargisce generosamente due bottiglie davvero di qualità.

BENANTI cru PIETRAMARINA ETNA DOC BIANCO SUPERIORE 2007 La prima, da uve carricante coltivate a piede franco, ossia senza alcun innesto ma come “mamma l’ha fatta”, lascia una bocca salina e saporita da immaginare l’infinito del mare. L’altitudine dell’Etna, un terreno vulcanico e ricco in sostanze minerali, forse la vista sullo stretto, rendono il vino armonioso ed intenso, sapido, lievemente ammandorlato.

BENANTI cru SERRA DELLA CONTESSA ETNA DOC ROSSO 2004 Il secondo, invece, da uve nerello mascalese e nerello cappuccio coltivate sempre sul versante est dell’Etna ma a quote più basse del primo vino, si mostra subito carico in colore e denso in profumi. Dalla macchia mediterranea al frutto, l’intensità di sapore eccelle se si pensa che l’età delle vigne sfiora i cent’anni. Vinone ricco, armonico, pregiato.

Consiglio Benanti come Cantina da scegliere al ristorante, da avere a casa come offerta sicura ai propri commensali, come compagna fedele durante pasti da non dimenticare. Anche questa volta vi accompagnamo verso lidi sicuri di gusto e piacere…veniteci a trovare!


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Resoconto “solito ed ignoto”

Sorprese, passioni, arte, ricorrenze speciali da festeggiare, un potpourri di talenti che ieri sera hanno combattuto valorosamente per aggiudicarsi il primo posto sul podio de “i soliti ignoti”. Nessun vincitore e nessun vinto. Tutto in gran trionfo ha fatto parlare di sé; dai vini, le cui uve poco note sono state al centro di apprezzamenti personalissimi, all’arte, che attraverso le giovani ed abili mani di Giorgia Secchi, ha incantato per tecnica e leggerezza.

Ancora una volta il connubio arte e vino è stato vincente, perchè vincente è la passione e la qualità con cui ci si dedica al lavoro, che sia nella terra o con colori e pastelli tra le dita, che sia tra i tavoli oppure tra i fornelli.

 

 

 

 

Ma andiamo al sodo. Chi sono i soliti ignoti? Molti me lo hanno chiesto prima della serata nella speranza forse di ottenere risposte sorprendenti oppure intriganti. Ebbene, l’intento era ed è stato quello di proporre un assaggio ignoto ai più dal punto di vista vinicolo, quindi uve poco conosciute ma di grande valore tradizionale e gustativo ed un assaggio di arte altrettanto nuovo di una giovanissima artista che ha saputo incantare, tra un sorso e l’altro, per velocità di realizzazione e leggerezza di mani. Il vino ha parlato e con immenso protagonismo ha mostrato un lato di sé ignoto appunto provenendo dai diversi angoli dell’Italia e pure esibendosi in spettacoli favolosi:

 

Catarratto Porta del Vento da Camporeale -Palermo 2009

colore d’ambra, servito alla temperatura di 18° è sembrato bere un’intensa “spremuta” di bontà, dove un naso un poco avaro di note, seppur delicato e fresco, ha lasciato spazio alla pulizia, acidità contenuta, corpo di un bianco sorprendente e raro. Da assaggiare a mio parere, almeno una volta…per non lasciarlo più.

 Timorasso Derthona Claudio Mariotto da Vho – Alessandria 2009

uno tra i produttori che più ci piacciono, uno tra coloro che credono che stappare una delle sue bottiglie di timorasso di poche vendemmie di vita sia un “infanticidio” (mi ricorda…Bressan?!) Vino meraviglioso nel suo esser così cristallino, in un naso morbido ed avvolgente a cui segue una complessità di sapore che non ha rivali. Abbiamo purtroppo commesso il “reato” di assaggiarlo tanto giovane…ci perdoni Claudio…si è trattato di poter provare il detto “il buon giorno si vede dal mattino”. E che mattino…e che giorno!

Vitovska Vodopivec da Sgonico – Trieste 2005

vino del Carso, quella stessa terra aspra ed ostinata, difficile e battagliera che quasi per magia si esprime proprio in questo vino. Robusto, difficile, su cui pensare, patrimonio di una storia di guerra e per questo intenso e profondo. Non si può valutare il vino se non si cambia il registro, se non ci si avvicina con modestia, con voglia di capire e di cambiare. Personalmente berrei solo questo!

Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio in Serra della Contessa Benanti da Viagrande – Catania 2004

Ed ecco che il Dio Vulcano ci mette tanto di cratere, lapilli, lava e fuoco. Vino originario dell’Etna, appunto, del versante Est del vulcano sempre attivo della splendida Sicilia. Vino rosso soave, dalle intense note fruttate e dolci di vaniglia e cacao. Minerale, sapido, intenso e pulito. Molto, molto gradito.

E molto molto gradita è stata la partecipazione dei nostri clienti che hanno saputo come sempre, ma forse questa volta anche di più metter naso in vini particolari ed occhi in dipinti meravigliosi.

Silvia Di Stefano

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