Ma che bella idea! Forse un po’ dura da digerire ma utile, sostenibile, eticamente forte. Proprio ieri leggevo sul Corriere di una imminente immissione sul mercato della prima bottiglia di vino composta da materiale cartaceo che non solo ha un adeguato impatto ambientale ma risulta lungamente più leggera, 55 gr contro i 500 di una bottiglia di vetro. Biodegradabile dunque, facilmente trasportabile, con spese di spedizione minori, la bottiglia di carta può fare la differenza e con lungimiranza può risolvere diversi dilemmi tra cui l’emissione di anidride carbonica, solo il 10 per cento di quella relativa al vetro, e lo smaltimento dei rifiuti, vero e proprio grattacapo dei nostri tempi. La carta, infatti, inserendosi in una procedura di compostaggio, si degrada in una decina di giorni. Bello no!?
Ora, il dilemma è : ma il vino?
Leggendo l’affermazione di Adam Lechmere, editore della nota rivista di settore Decanter, ciò che affascina il consumatore e forse lo spinge al consumo di vino è soprattutto la presentazione ed il contesto “enoico” , profondamente radicato nell’immaginario collettivo di incanto e possibilità di seduzione. Essendo allora cruciale la presentazione della bottiglia, lunghi, lunghissimi saranno i tempi affinchè si accetti l’uso della carta come materiale per contenere un gran vino, pur sotto forma di bottiglia.
«Ai consumatori non importa tanto se il loro vino rispetta l’ambiente oppure no, non è sullo stesso piano della carne e delle verdure. Non siamo ancora pronti a fare con il vino quello che faremmo per il pollo e la sua filiera»…continua Lechemere facendo intendere, a mio avviso, che il problema di conservazione del nettare di bacco in una bottiglia di carta non sussiste quanto la formalità di “abbeverarsi” dalla carta stessa.
Lo trovo un po’ semplice, vagamente squallido e come sempre egoista. Insomma, vero è che l’abitudine di stappare una bottiglia di vetro, nei tempi e nei luoghi più disparati, ha un fascino inimitabile. Vero è che detta così, la notizia fa pensare più al “tavernello” che ai nostri più grandi vini, ma la speranza di veder correre il vino nei calici con la solita eleganza che lo caratterizza in luoghi che rimangono splendidi sempre più a lungo non ha uguali. Come è fuor di dubbio che godere di ciò e far godere i nostri figli di piccole gioie come questa, è impagabile. Quindi perchè non accettare una modalità meno fascinosa ma più sostenibile se questo intende migliorare la qualità della nostra amata Terra?
Silvia Di Stefano