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SULLE TRACCE DI FRANCIS FORD COPPOLA

Bernalda, calda serata agostana, sagra del cinghiale, il mix giusto per incontrare Francis Ford Coppola. Non soltanto assiduo frequentatore del posto, ma oramai cittadino lucano che ha preferito ritirare le indiscusse abilità cinematografiche
nella tranquilla Bernalda piuttosto che lasciarle liberamente percorrere le strade newyorkesi…o almeno così si racconta.

Per l’euforia di mio fratello, venire a conoscenza di una sagra del cinghiale a Bernalda, non lontano dal luogo del nostro soggiorno estivo in Basilicata e poter così
incontrare uno dei suoi idoli è stata una notiziona. Ora, il cinghiale interessava più mio marito, onnivoro dal palato semi-fine, ma il “Premio Oscar” era nella mente di mio fratello già da tempo; non insisto, ma credo che l’obiettivo Coppola girasse nella
sua testa da subito, almeno da quando ha messo piede in terra lucana. Ebbene, il 13 agosto eravamo lì, c’eravamo anche noi in quel di Bernalda ad assistere alla sagra e a coronare finalmente un sogno: conoscere Francis e chissà mai strappargli un ingaggio. Il paese semplice ma con suggestivi scorci sulla Valle del Basento, soprattutto al tramonto, era frequentato da “locals” che, credo abituati alla presenza dell’illustre personaggio, non sembravano incuriositi né tanto meno inorgogliti bensì assai contenti della festa del cinghiale e della musica folkloristica che animava il centro. Speravo di cogliere nello sguardo delle persone o in qualche loro ammiccare la possibilità di
incontrare il regista ma nulla.

Guardinghi ci siamo aggirati per le vie del paese con distaccato interesse, ognuno di noi, perfino i nostri bimbi credo, coltivavamo il desiderio di scovare Coppola per primi e
poi sibillini rivelare agli altri di averlo visto. Personalmente credo di avergli attribuito almeno una dozzina di identità: mi è sembrato di averlo visto in un uomo in bicicletta, in uno che prendeva un aperitivo lungo la via principale, ma soprattutto in
quell’uomo che parlava con un paio di persone e che indossava una polo rosa o forse lilla poco importa; ora più ci penso e più era lui. Il fatto è che parlava troppo e troppo bene il dialetto…che fosse un parente?

Mi è addirittura balenata l’idea che mi avessero informato (qualcuno, non so…forse in un sogno) della sua preferenza culinaria per un locale a cui ho attribuito il nome di
Locandiera e che ho intravisto tra gli altri e ho indicato sapientemente ai miei compagni di viaggio.

Intanto i minuti passavano, si ascoltava la musica, si osservava il paese sperando nell’incontro fortuito e si rifletteva su quale parte del cinghiale mettere sotto i
denti. Anche mio marito sembrava facesse lo stesso  ma con un’aria vagamente assente, un poco scuro in volto; che fosse tanto deluso del mancato ingaggio? Macchè! Mal di testa! Il solito male alla testa che puntuale in vacanza lo coglie frenando ogni nostra iniziativa! Si torna a casa, carissimi! Quando Massimo non è in forma sembra che il Mondo crolli sotto il peso della sua testa!

Ebbene, niente Francis, niente ingaggio, neanche un poco di cinghiale! Nemmeno la speranza di essere invitati di lì a breve alle Nozze che si prevedono splendide della figlia Sophia!

Silvia Di Stefano

 

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