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SUA SIGNORIA…LA REGINA

Serata intima, quella dedicata al Barbaresco, serata per coccolare un vino a volte definito “il fratello minore del Barolo” ma che realmente ha immensa personalità, serata per coccolarci non solo con il vino, ma come sempre con le superbe preparazioni di Mimo Pascoli, quindi per coccolarci con le parole ferme, decise e patriottiche di donne che hanno contribuito alla nascita e crescita del nostro Bel Paese, interpretate dalla bravissima Sara Banfi.

Serata che però non ha mancato di stupire i nostri fedeli amici con molteplici sorprese: un primo nebbiolo dalle originali espressioni, quindi il piatto di gnocchi di patate viola che Mimo ha poi sapientemente mostrato, dunque un brindisi a noi e a mio marito Massimo, nostro punto fermo sempre e per qualsiasi attività, per il suo compleanno con tanto di torta e candeline (In tal caso la sorpresa è stata anche la mia).

Ma senza dubbio il vino è stato il protagonista.

Il primo, sorprendente vino, che ha spopolato tra gli ospiti, è:

  • ErpacrifeNebbiolo Spumante Metodo Classico millesimo 2007Non ci si aspetterebbe mai di osservare in una flute un nebbiolo, uva complessa, compatta, dal grappolo importante da cui hanno origine tra i più grandi rossi del mondo, che invece viene con sapienza spumantizzato secondo il Metodo Classico. Colore vivace, aranciato quasi, brillante e accattivante, dai profumi di piccoli frutti rossi e sottobosco, l’Erpacrife innalza il nebbiolo sul piedistallo della grande e versatile uva, capace di esprimersi in quanto a complessità ed armonia anche sotto una forma tanto inusuale. Il nome, dalla musicalità quasi internazionale, altro non è che l’unione delle prime sillabe dei nomi di quattro bravissimi amici enologi, i quali si sono misurati con capacità nella creazione originale ma abile, erudita, di un prodotto tanto interessante. Ha sostenuto, con i suoi profumi ed equilibri un delizioso assaggio di trippa preparata da Mimo ed ha piacevolmente attratto i nostri ospiti che hanno approfittato della serata per l’acquisto.                                                               Il secondo vino ha aperto le danze a Sua Signoria Barbaresco:
    • RizziBarbaresco Rizzi 2007 di TreisoUve Nebbiolo che provengono dall’intero cru Rizzi, tra i più grandi cru per il Barbaresco, esteso tanto da risultare variabili le caratteristiche delle uve stesse vendemmiate per produrre questo ottimo prodotto. Forte, vigoroso nei sentori di frutta nera, confettura, leggera vaniglia e lieve profumo vegetale, il Barbaresco Rizzi esprime durezze tra acidità e tannino ben amalgamate lasciando in bocca una persistente nota dolce. La cantina è da visitare, per quanto bella appare e per la lucida competenza di Enrico che non si sottrae a domande e curiosità dei visitatori.

Il terzo vino, anch’esso molto apprezzato, è:

    • Cascina delle RoseBarbaresco Tre Stelle 2007 di BarbarescoUve nebbiolo del cru Tre Stelle, tra gli ultimi cru identificati a Barbaresco, che vestono di eleganza e raffinatezza un vino dalle aspettative di longevità pluridecennale. La produzione della cantina per questo vino sono limitate a poco più di un migliaio di bottiglie, le quali offrono una beva elegante ed avvolgente , profumi fruttati di primo naso, quindi speziati e vagamente smaltati nel trascorrere del tempo. Una cantina deliziosa, come cortese è la loro ospitalità.

Per poter ancor meglio degustare i due vini Mimo si è superato nella preparazione di un ortaggio, il carciofo,sfatando così il luogo comune dell’impossibilità di abbinarlo a qualsiasi vino. Prelibato e molto apprezzato allora il suo piatto.

Altrettanto dicasi per l’ultimo vino degustato:

    • Cortese Barbaresco Rabajà 2007 di Barbaresco.                                                 La cura evidente e meticolosa delle uve da parte della cantina offre un assaggio tanto complesso quanto profumato e suadente. Il cru Rabajà è tra i più raffinati di Barbaresco ed il vino in questione infatti esprime bene l’eleganza dei profumi speziati, di cacao e piccoli frutti a bacca rossa e la complessa e persistente armonia in bocca. Abbinato a quale piatto, vi chiederete? Ebbene un matrimonio riuscito con gnocchi di patate viola con ragù di coniglio e peperoni rossi.

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla serata perchè si sono mostrati ancora più coinvolti ed appassionati. Continuate, anzi, continuiamo così!

Silvia Di Stefano


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Delle Langhe non posso più fare a meno

Delle Langhe comincio a non poterne più fare a meno. Per paura forse di dimenticare qualche dettaglio anche ieri siamo stati catapultati dalla realtà veloce ed inarrestabile di Milano e provincia alla profonda tranquillità di Barbaresco e dintorni.

Non più resti di grappoli, neanche quasi un acino attaccato alle piante, però colori straordinariamente belli e luminosi nelle loro tonalità di giallo, ruggine, marrone e verde.

Una pace per noi surreale, abituati all’immediatezza del tutto, dal tempo all’immagine, percorrere le strade che da Asti portano lentamente alle vigne, a Barbaresco, Treiso o Neive è stato come vivere una seconda identità o forse desiderare di vivere diversamente.

Lentezza, meditazione, lavoro cerebrale oltre che di fatica; questo abbiamo di nuovo incontrato in Langa. Abbiamo imparato ancora dalla gentilezza e dall’accoglienza dei vignaioli che il loro mestiere è duro ma affascinante, ha i tempi definiti come se a scandirli ci fosse un grossissimo metronomo e poi però ha l’incognita del meteo, ha l’ansia delle previsioni, ha l’aspettativa dei contenuti organolettici della polpa degli acini, ha i dubbi che solo Madre Natura può con spietatezza inoculare nelle loro teste.

Bello, bellissimo, straordinario dal mio piccolo e modesto punto di vista!

Barbaresco ha un fascino delicato, i bricchi altrettanto, le vigne che scolpiscono il paesaggio raccontano di esposizioni al sole, di terreni argillosi, di marne e di sabbia, quindi di vini che da essi vengono influenzati. Un ecosistema in costante, seppur lento, cambiamento che va raccontato.

Va raccontato, bevendoci su…giovedì sera, allora, sarà l’occasione giusta per ricordare oppure immaginare tanta bellezza.

Silvia Di Stefano

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