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Tappoachi

Lo avevamo già scritto lo scorso inverno, ma credo utile ribadirlo per le feste:

tratto da Il Corriere della Sera di venerdì 21 dicembre 2012

Consumato a fine anno il 15% delle 7 mila tonnellate/anno di tappi in Italia

Dopo le feste, riciclare i tappi di sughero

Il consorzio di recupero Rilegno con l’iniziativa Tappoachi? dà lavoro a persone diversamente abili nel riciclo del sughero

Anche il brindisi di fine anno può avere un eco-risvolto. La bottiglia, che sia di champagne oppure di spumante, lo sappiamo tutti, va nel cassonetto per la raccolta del vetro. Ma anche il tappo di sughero viene raccolto e riciclato. Ci pensa Rilegno, il consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno e sughero, che dal 2009 promuove l’iniziativa Tappoachi?.

TAPPOACHI? – Ogni anno in Italia sono immessi al consumo 1 miliardo e 200 milioni di tappi di sughero, che significa 7 mila tonnellate di materiale. Oltre il 15% viene stappato proprio in questo periodo, durante le festività natalizie, e in particolare a Capodanno. Tappoachi?, è organizzata in varie regioni italiane in accordo con i gestori dei servizi ambientali per la raccolta differenziata del sughero e il suo successivo avvio a riciclo. Il sughero, può essere facilmente riutilizzato in diversi settori, dall’edilizia al comparto calzaturiero. Il progetto si sta sviluppando in tutta Italia, ma è il Nord e il Piemonte in particolare, la regione più attiva: qui numerosi territori hanno avviato la raccolta dei tappi ed è sempre qui, nella sede della cooperativa Artimestieri di Boves (Cn) che è attivo l’unico impianto autorizzato a livello nazionale per il trattamento dei rifiuti di sughero. Si tratta di una realtà che dà lavoro a persone diversamente abili.

RISUGHERO – I tappi raccolti nei vari territori che aderiscono a Tappoachi?, sono conferiti da Rilegno alla cooperativa, che li lavora e, attraverso passaggi di pulitura, asciugatura, sminuzzatura, li trasforma in un materiale isolante per la bioedilizia totalmente naturale e rinnovabile: un sughero biondo granulare ribattezzato Risughero. «L’imballaggio di legno ha il minore impatto ambientale in termini di inquinamento», spiega il direttore di Rilegno, Marco Gasperoni. «E il sughero, la corteccia delle querce, è una materia duttile e preziosa, riciclabile al 100%. Per questo negli ultimi anni abbiamo dato vita a Tappoachi?, che ci ha consentito di incrementare il riciclo del legno. Rilegno, ogni anno su tutta la Penisola, evita a 1 milione e 800 mila tonnellate di rifiuti di legno la discarica si trasformandoli da rifiuto in risorsa».

di Anna Tagliacarne


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Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

C’è da fidarsi? Pare di no.

Il detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è condivisibile in questi casi? Pare di sì.

Accidenti, lo dicevo io. Quante volte avrò discusso, forse con troppa enfasi e per buona pace di Massimo, mio marito il quale non sopporta le discussioni, con persone che fregiandosi del titolo “BIO” hanno millantato un’alimentazione sana e genuina per sé e per la propria prole, snobbando qualsiasi altro genere di alimenti se non quello pervenuto tramite un Gas. E così, senza fare di tutta un’erba un fascio (oggi sono in vena di proverbi), tra diversi articoli di un giornale di settore trovo ribadito il concetto che la fiducia da concedere ad un filone, quello biologico in voga da anni, dovrebbe essere tutelata dalla conoscenza propria del settore,difficile a meno di non essere un operatore, dalla trasparenza di informazioni dei produttori.

Nel solo 2011, infatti, come riporta l’articolo, la Guardia di Finanza di Verona ha stroncato una frode nell’agricoltura biologica di 700 mila tonnellate di falsi prodotti bio, circa il 10% dell’intero mercato nazionale con un totale di 1/3 di produttori del circuito dei Gas non etichettabile come biologico. Ma come? I Gas? Gruppi di acquisto solidale, che sostengono piccoli agricoltori o produttori, risparmiando e mangiando sano? Da “loro” proprio non me lo aspettavo! Anzi sì! Proprio da “loro”. Le intenzioni di un’organizzazione come quella dei gruppi di acquisto sono lodevoli, come lodevole è la volontà di chi si avvicina al settore per consumare meglio, senza scarti e risparmiando. Poco lodevole, è invece il modo con cui si compra. Non ci si fida solo perchè etichettato bio o solo perchè si entra a far parte di un gruppo d’acquisto; non ci si fida solo perchè il produttore è piccolo o solo perchè produce due carote all’anno. Ci si informa completamente, si fa visita a coloro che coltivano, a coloro che vendono le loro materie, ci si chiede se l’intera filiera rispetta i canoni di solidarietà a cui ci siamo avvicinati. Come è possibile che tra diverse produzioni Altroconsumo abbia svelato la commercializzazione di formaggi ad alto contenuto batterico, per esempio? Perchè il formaggio è di un piccolo allevatore di montagna, non vuol dire che sia salubre. Come è possibile che Altroconsumo abbia scoperto ingenti quantità di mele o di pere vendute per bio attraverso i gruppi di acquisto, ma la loro origine era argentina? Dov’è andato a finire allora il km0 e il risparmio? Forse ci si è fidati troppo di alcuni contadini che hanno servito troppe bocche rispetto al loro potenziale. Ma se non andiamo a trovarli, nelle loro proprietà, non lo sapremo mai.

Un consiglio, se posso: non nascondiamoci dietro le parole di qualcun altro, andiamo, guardiamo, domandiamo prima di fidarci ciecamente di chi ci vende la propria produzione.

Ad alcune persone che tronfie mi raccontano di quanto mangiano sano chiedo sempre: “…sei agronomo?…non lo sapevo!?…”

Silvia Di Stefano


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La mia personale Pausa Pranzo

Vuoi nostra figlia, vuoi il richiamo del mare, l’odore della sabbia, vuoi in ultimo, da non sottovalutare in questi tempi, la crisi economica, ma la scelta ieri di sostare sulla spiaggia per la pausa pranzo è stata una bellissima “scelta obbligata”. Il viaggio prevedeva 900 km circa di Italia, da nord a sud, quasi l’intero stivale e in altri anni, quelli del “chissenefrega”, le soste si facevano rigorosamente all’Autogrill, al massimo da Sarni, dove pizze, panini e dolci sono degni di nota. Ieri no. Anzi è da qualche mese che le gite si fanno rigorosamente con pranzo al sacco. E ieri il mare dell’uscita Pescara Nord, a metà viaggio, ore 12:30, ha emesso il suo richiamo saporito. La spiaggia deserta e tranquilla, animata solo da un cagnolino attratto dall’acqua, ci ha accolti come una mamma e la brezza marina ci ha delicatamente schiaffeggiato come a dire “Non lo ricordavate più eh!?” Non lo ricordavo più o forse lo avevo solo accantonato tra l’infinità di ricordi e di passato che mi porto sempre dietro a mo’ di zavorra, ma il pranzo al sacco, con i panini preparati a casa con cura e con amore, è meraviglioso! Altro che folle folla all’Autogrill! La natura che parla, il mare che canta, l’odore di salsedine che invade l’aria, il “sapore di sale” che hai poi “sulla pelle”, è impagabile. Questa è una reale PAUSA pranzo, questa è VITA!

Silvia Di Stefano


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225litres

Comoda, oh come è comoda! E poi profuma, oh come profuma! Sì, sì di vino, di mosto, di cantina…e ancora le doghe delle barriques con cui è costruita e pensata mostrano tracce vive di vino, lo stesso vino rosso che ora inebria la casa.

Sono le nostre nuove quattro sedie attorno al tavolo!

http://www.225litres.com/

 


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…non ho chiesto autorizzazione …

…spero non me ne vogliano…ma per sapere, cominciare a conoscere, a capire Bressan come CONCETTO non si può fare a meno di leggere, guardare, ammirare

winestories

…E PREPARARSI ALLA SUPER SERATA DI GIOVEDI’ 26 GENNAIO AL PASCOLI

F COME…VINO
Fulvio, Friulano, Filosofo, Falconiere, Falsomagro, Fuoriditesta: i vini di e con Fulvio Bressan Mastri Vinai


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Altra eco-notizia

Ho letto proprio ieri sul Corriere della Sera l’eco-notizia su cui pensare (saprete ormai quanto mi piace l’”eco”): creazione di un vero e proprio circuito del buon comportamento con il riciclo di tappi di sughero. Ancora una volta sosteniamo la sostenibilità unendo peraltro territori all’apparenza tanto distanti come le imprese, l’ecologia, onlus che si occupano di problematiche sociali, addirittura il sistema carcerario. Come? L’idea nasce da Carlos Santos, portoghese di nascita, con il nome di Etico: i tappi di sughero che normalmente andrebbero al macero vengono recuperati da più parti ed attraverso molteplici vie, per poi essere ripuliti con un capillare lavoro ad opera dei detenuti del carcere di Bollate, nella provincia di Milano, quindi essere riciclati per la produzione di materiale isolante. Dalle cantine, infatti, i tappi arrivano per lo smaltimento comprensivi di gabbie o altro materiale da cui essere ripuliti, quindi il primo lavoro di pulizia, quello svolto in carcere, va fatto e sostenuto pagando 150 euro a tonnellata. I tappi, invece, che arrivano da servizi pubblici, bar, ristoranti, vengono pagati un euro al chilo alle onlus che si occupano della raccolta per il sostegno di problematiche di tipo sociale. L’associazione A Braccia Aperte di Milano, ad esempio, raccoglie da tempo i tappi per l’assistenza alle famiglie disagiate e non solo tappi, ma unisce l’ecologia del riciclo di alluminio o biciclette alla raccolta di fondi per il sostegno sociale.

Il sughero, infatti, è un materiale che la natura ci offre e che in quanto tale non può, anche solo eticamente, finire al macero senza un riutilizzo. Allora, data l’impossibilità di riuso in ambito vitivinicolo, perchè già inquinati, i tappi di sughero possono essere riciclati per produzioni dalle più diverse: design urbano, arredamento d’interni, pavimentazioni, materiale isolante, borse, cappelli, tacchi delle scarpe…insomma un tesoro dalle mille utilità.

Perchè allora non informarci tutti, dal cittadino privato, alla trattoria, dal bar al ristorante eno-shop come noi, a proposito di una campagna di sostenibilità così “semplice” da…sostenere?!

Silvia Di Stefano

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