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Floreale e mistica, la seratina!

Seratina profumata allo zafferano, quella di ieri!

Quanto colore, oro puro e rosso acceso per un evento floreale e mistico come quello di ieri. Floreale per ovvi motivi di origine. Mistico per emozioni. Insomma dai, abituati a collocare lo zafferano in Medioriente, in Iran, oltre che in CentroItalia compresa la bella Sardegna e ritrovarselo a Milano, non poteva che essere emozionante.  Se poi ai piatti rigorosamente insaporiti dagli stigmi di Crocus, inconfondibili per sfumature e per bouquet, ci aggiungiamo lacrime di Sauvignon Blanc, bè lo spirito è colmo di sensazioni credo difficilmente provate prima.

Bella, bella seratina, quella di ieri!

I massimi ringraziamenti vanno certamente a Silvia e Dario di ZafferanaMi che hanno saputo con garbo e freschezza condurci verso un mondo quanto mai sconosciuto ed affascinante. Per me che son stata là dove lo zafferano cresce, in quel campo-bomboniera che curano con estrema coerenza ed efficacia, nonostante le avversità stagionali, ripercorrere attraverso le loro parole la visita precedente è stato ancora una volta imparare concetti nuovi.

Grandi ringraziamenti vanno alla cantina Ronco del Gnemiz che in Friuli regala un semplice, ma intenso e profumato Sauvignon Blanc come il vino di Jacopo annata 2011. Grazie anche alla Cantina Colterenzio che con il suo Sauvigno Blanc La Foa annata 2009 ci ha paventato una realtà italiana di spessore. Ed ancora un grazie immenso ai nostri cugini d’Oltralpe che ci insegnano come la terra dia i suoi magnifici frutti, seppur difficili talora da comprendere, quando la si rispetta in toto. Perciò grazie a Franz Saumur che in piena Loira ci ha regalato l’assaggio di un giovane, annata 2011, ma splendido Sauvignon ed a Sebastien Riffault che con il suo Akmenine in Sancerre, annata 2009, ci ha condotto, come fa con l’aratro ed il suo cavallo, verso terre complicate da esplorare.

Grazie a tutti, chef e commensali compresi, perchè tutti ci siamo liberamente espressi!

Silvia Di Stefano


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La culla del vino in una manciata di bottiglie

Mi permetto di scrivere di un viaggio durato un paio d’ore o poco più.

Mi permetto di usare immagini non mie per inventare luoghi dove un tempo, almeno 8000 anni fa, qualcuno ha cominciato a fare vino. Non è un’invenzione vera e propria, solo la mia immaginazione che nell’infantile desiderio di visitare i posti da poco scoperti, in senso “enologico”, ha una gran voglia di materializzare luoghi, odori e persone. In altri termini un paese soltanto: la Georgia.

No, non la Georgia di Ray Charles che con timbro ammaliante cantava

Georgia, Georgia, No peace, no peace I find Just this old, sweet song Keeps Georgia on my mind”,

che comunque andrebbero citati anche solo ripensando ai racconti di Nicola e Michele Finotto, nipote e zio (…non si direbbe) di I AM WINE, importatori di vino georgiano. Bensì la Georgia ex U.R.S.S. che dalle ceneri dell’Unione non ha tratto altro che una rinascita culturale e storica ampiamente radicata e mai dimenticata, anzi solo violentemente assopita da un regime al termine del quale la popolazione ha deciso per la propria forte indipendenza.

Il viaggio è durato una manciata di bottiglie. Manciata si fa per dire! Un numero equo di assaggi per vedere impresse sensazioni ed immagini, per desiderare l’incontro con una terra, con volti e mani, con pensieri e abitudini tanto distanti dalle mie. Non starò ad indicare etichette e tipologie, per quello ci sarà tempo, ma solo sensazioni, solo emozioni vive che quasi nel dubbio hanno poi accompagnato il proseguo della mia giornata.

Nicola e Michele Finotto, infatti, ci hanno condotto alla scoperta di vini da degustare attentamente, sapendo ciò che ci si aspettava in quanto professionisti del settore, ma con un taglio differente di veduta: I vini in Georgia sono così! Ossia, l’aspettativa di molti conoscitori e amanti del vino che oggi più che mai sono alla ricerca del cosiddetto Vino Naturale e che quindi si avvicinano alla Georgia (questi sono giorni di numerose manifestazioni al proposito) non tanto con curiosità, permettetemi di dirlo, ma molto più con la consapevolezza che “va fatto”, potrebbe essere ingannata. Lo ripeto, al termine della degustazione l’affermazione più viva e ferma per me è stata I vini in Georgia sono così! Ma così come? Mi piacerebbe rispondere così e basta, perchè non ci sono aggettivi sufficientemente chiari per spiegarmi, ma so che non basterebbe a sanare la vostra inguaribile curiosità. E allora ci provo…intanto pensate che le prime tracce di vino sotto forma di tartrati rinvenuti in contenitori, anfore interrate dette qveri, risalgono al 6000 a.C. proprio in Georgia. Ciò fa pensare ad un’attitudine alla produzione di vino risalente a circa 8000 anni fa. Attitudine che pare non essere mai stata intaccata alla base, anche quando recentemente la Russia ha obbligato il paese ad un embargo che realmente non ha fatto altro che intestardire i produttori nel penetrare altri mercati riuscendo così a far valere il proprio vino. Poi pensate che da sempre il vino viene fatto in orci interrati, detti qveri, senza mai vedere tini di legno e men che meno di acciaio.

Le nostre modalità e tradizioni sono dunque molto, molto distanti. Così come distante è lo scopo ultimo della produzione del vino georgiano: autoconsumo. Di bottiglie, neanche l’ombra! Di sicuro nel nostro Bel Paese anche i contadini che in passato si sono dedicati alla viticoltura certo qualche bottiglia l’avranno pur venduta ad altri!? C’è voluta la lungimiranza di selezionatori e di un mercato attento per aiutare l’esportazione, peraltro non facile, di bottiglie dalla Georgia riscoprendo non solo metodi ancestrali, ma tipologie di vino e ancor prima di produzioni, generose in caratteristiche organolettiche, differenti in bouquet, lontane per beva e gusto. I Bianchi, spesso molto più “rossi” di quanto si immagini, sostengono lunghe macerazioni delle uve sulle bucce e sui raspi tanto da conferire colorazioni ricche e aromaticità interessanti, sfumature e profumi che fan pensare ad appassimenti ma che in realtà scoprono una beva equilibratissima tra la freschezza sempre gentile e la morbidezza mitigata da sparuti tannini. Emozionanti, incredibili, diversi! Rappresentano un modo di bere intenso, forse anche di più rispetto alle nostre abitudini, anche le più vere. Sembrano rispecchiare un’antica intelligenza, un ancestrale e radicato nell’uomo rispetto per il tempo, per la pazienza e la lentezza di vedere, giorno per giorno, i mutamenti della natura. Sono vini ricchissimi nei colori, strani se vogliamo, talvolta aranciati per i bianchi (senza aver subito alcuna ossidazione), cupi i rossi e vivaci di profumi. Il frutto, l’uva, è la regina tra gli odori; la sua maturazione, il suo naturale cambiamento, la trasformazione in aromi più complessi conducono poi ad una beva bellissima. Da provare!

Oh! Se volete organizziamo…!!!!

Silvia Di Stefano

 


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il giro del mondo

Non sarà il giro del mondo in 80 giorni…ma in un paio di ore sì! Eh già, perchè pensando agli scatti che ci avete inviato, ai posti visitati e soprattutto a ciò che avete gustato il 04 ottobre sarà una serata dedicata al Mondo, dedicata a tutti coloro che vorranno assaggiare il Mondo, in particolare il Mondo enologico.

ISTANTANEE DI GUSTO, allora vi aspetta!

Premieremo lo scatto più votato. Non mancherà il premio della critica. Degusteremo con la vista, l’olfatto ed il gusto, trascorreremo una bella serata in cui tutti i partecipanti al nostro 1° Concorso Fotografico potranno godere delle loro opere.

E come in mongolfiera, come in un tour du Monde, come Mr. Fogg e Passepartout, incontreremo ciò che di meglio la Terra ci offre.

Buon Viaggio                      Bon Voyage                Bonum Cursum

         Buen Viaje      Safari Njema        Goede Reis                     Happy Journey

Sukhi Ja                     Boa Viagem               Bonu iazzu


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ci voleva proprio…


Ci voleva proprio…sì ci voleva proprio una serata dedicata interamente, completamente al mondo, inflazionato forse, da scoprire comunque e sicuramente, dei vini naturali. E così abbiamo fatto: giovedì 31 maggio, infatti, abbiamo esplorato con piacere le caratteristiche di alcuni vini, detti appunto naturali, e delle loro espressioni di territori e uve da cui trarre vantaggi e conclusioni del tutto personali. Bellissima e curiosa ancor più la mostra di tastevin antichi curata da Rudi Lucchiari, da tempo “amico” de IlFuoriPascoli, che ha accompagnato in modo discreto e piacevole l’assaggio.

Primo vino in degustazione: Champagne Pierre Gerbais Brut Reserve Celles sur Ource

Vino “lama” dalla spiccata acidità, fragrante il suo profumo di lievito e frutta secca, una bella crosta di pane che accompagna il palato verso conclusioni fresche, equilibrate ed inaspettate.

Secondo vino in degustazione: Cotar Malvazjia Istriana

e con essa comincia la sequela di assaggi naturali per diversità di beva rispetto al tradizionale modo di intendere il vino (quello appunto tradizionale…). Appena servito gli sguardi di molti hanno indugiato sul colore intenso e pressochè dorato del nettare che al naso ha fatto impazzire per aromaticità difficile da centrare. Una bocca ancora una volta molto fresca ha incuriosito per la mineralità con cui il vino sembra esprimere, orgoglioso e fiero l’origine territoriale. Il Carso.

Terzo vino in degustazione: Radikon Oslavje 2002

UN SUCCESSO! Ha centrato esattamente le aspettative dei nostri commensali i quali hanno gradito ponendolo sul podio (del tutto immaginario ovviamente) come bontà assoluta. Certo la stoffa non manca, certo la scelta ricade sulla massima qualità in fatto di equilibrio ed armonia di un vino. Non sempre facile da scegliere, Radikon ha invece spalancato le porte a palati lontani ma da ora vicinissimi al mondo dei vini naturali.

Ultimo, ma non ultimo, vino in degustazione:Bressan Ego 2001

Il meraviglioso, grande, istrionico Fulvio Nazionale non si smentisce ed ancora una volta fa valere tutto il suo sapere in un vino, da uve Cabernet e Schioppettino, dalla personalità unica, gradevole, profumata e calda come la sua cantina.  Da uve surmature, Ego esprime la longevità di un vino frutto della tradizione, del passato che non muore, dell’anima che la famiglia Bressan, che Fulvio, mette in vigna. E’ poesia.


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i 5 buoni motivi per partecipare a VINI NATURALI

i 5 buoni motivi per conoscere i vini naturali e le loro espressioni, per assaggiare il risultato di un lavoro rispettoso di tempi e modi che Madre Natura comanda, per scoprire un nuovo approccio al bere lontano dal tradizionale, per osservare come nel tempo la sommellerie si sia evoluta in tastevin sempre più affascinanti, per vivere una serata di emozione, sono: ops! credo di averli già scritti tutti.

NON RESTA CHE VENIRE!

Giovedì 31 maggio alle 20,30 VINI NATURALI – piccola rassegna di vini naturali con mostra di tastevin antichi a cura di Rudi Lucchiari - 4 vini in degustazione alla cieca e pietanze offerte dallo chef Mimo Pascoli.

Costo della serata con prenotazione obbligatoria 30€

 

 


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il canto della terra

Il canto della terra verso il cielo è parafrasi di vino, o forse è il vino, quello naturale, che parafrasando racconta di un canto che la terra compone e che si eleva verso il blu. Che ne pensate? Non sono certo io a dirlo, ma pare che Luigi Veronelli abbia immaginato con poesia una terra che canta ogni volta che l’uva si trasforma.

E’ stata la lettura di questa ed altra prosa che mi ha condotto a pensare al vino naturale, alla sua definizione, se possibile, alla sua beva, non sempre scontata. Con il termine naturale, appunto, credo si pensi alla genuinità di un prodotto, al suo legame con il territorio e la natura, ai cicli del tempo e delle stagioni, al loro rispetto. Forse il vino non lo è? Forse dobbiamo specificare quando merita di definirsi naturale o meno? Sì, credo proprio di sì. Il motivo è almeno all’apparenza uno solo. Nel vino naturale non ci sono ovviamente sofisticazioni (come sempre, si spera), non c’è uso di interventi chimici, di trattamenti, pesticidi, sostanze di sintesi, che al produttore è consentito utilizzare per legge. Il vignaiolo sceglie la via più disinvolta che Madre Natura gli offre con sapienza anche quando sembra ribellarsi. Forse c’entra l’etica, o forse no, ma di sicuro l’opzione “naturale” permette al produttore di vino di rispettare ciò che in origine si organizza, i tempi di crescita e maturazione, quindi i processi, quelli in cantina, che naturalmente cominciano e altrettanto naturalmente finiscono, regalando sensazioni nuove e corrispondenti al normale tempo che passa. La bellezza di questa scelta, senza dimenticare che talvolta potrebbe non riuscire, è proprio il risultato: il vino è incatenato alla terra ed alla sua tipicità, come l’uva da cui prende vita. Il vino naturale sarà così più difficile da capire, ma una volta svelata la sua magia ecco che non potrà più lasciare il nostro gusto, il nostro palato, il nostro intelletto e voglia di sapere. Il suo aspetto già parla di terre e vinificazioni lente, di sapienza e paziente capacità di aspettare senza modificare il risultato per aver un’immagine di perfezione; non ci sono filtrazioni o chiarificazioni quindi l’aspetto sembra “rozzo”, soprattutto nei bianchi, però il naso e la bocca regalano emozioni persistenti e sorprendenti nel tempo. C’è spesso una gran freschezza e note ardue di vegetazione e di suoli tutti da conoscere. La persistenza di queste in bocca è strepitosa.

L’innamoramento potrà essere lento, o per alcune persone sarà un colpo di fulmine, ma vi assicuro che la possibilità di assaggiare oppure di bere con impeto un vino naturale non si dimentica. Tutt’altro, si conserva come l’affetto per la persona più cara.

Silvia Di Stefano


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praticamente in diretta…i “fratelli Grom”

Praticamente in diretta, alla radio, sto ascoltando l’intervista ai “fratelli Grom”, inventori di 12 gusti fissi più 8 gusti che ruotano (da 4 a 6 sorbetti più i fuoriclasse quali liquirizia o cassata siciliana) e che da circa 9 anni vivono di gelato e notorietà.

Wow!

Non si deve mai raggiungere conclusioni avventate prima che le conclusioni siano arrivate. E così io aspetto, ascolto intanto che l’intervista avanza.

Non posso fare a meno di invid…ops…ammirare quel treno che è passato, come adesso sta dicendo uno dei due “fratelli”, quello più alto, che loro hanno sapientemente preso al volo! Una storia di amicizia, qualche gelato e molti fiori dicono essere stata la loro vita almeno ultimamente e lo scrivono, pure. Un successone anche editoriale!

Insomma cosa manca? Una famiglia, confermano al termine. Poco male, arriverà anche quella! E sarà dolce, dolcissima e genuina come il loro gelato. Hanno iniziato per gioco, partendo da un articolo di Petrini (fondatore di slow food) che denigrava la qualità del gelato nel nostro paese, non riuscendo a trovare l’essenza della bontà da nessunissima parte, quindi l’idea. Perchè non fare gelato, allora!? Senza però essere gelatai, ma esperti in vino e marketing, ecco che aprono il primo negozio a Torino, immagino imparando il mestiere e poi via via verso Nuova York. Oggi contano 500 dipendenti al lavoro. In meno di una decina d’anni si costruisce un cremoso impero solo partendo da una sfida caparbia e capace, evidentemente, ad un uomo, Petrini appunto, che mi sembra di capire (in macchina non sento benissimo) abbia poi molto apprezzato. Tra un semaforo rosso e l’altro, potendo riporre più attenzione alle parole, ascolto una verità anche un po’ banale su cui basarsi e per la quale, conoscendo l’enologo di Chateau Margaux, (sentito? Chateau Margaux, mica pizza e fichi!!!) da un’Azienda come Margaux ci si aspetta sempre il massimo quindi si deve dare sempre il massimo! Bè, non crediate che la sottoscritta e tutte le persone a me vicine non diano sempre il massimo in quello che fanno, però il risultato non ha tale portata. Cosa devo pensare, allora, se di gelato BUONO e GENUINO l’Italia è piena, se molte delle nostre giornate primaverili ed estive sono state ricompensate dalla dolcezza e cremosità del gelato fin da piccoli, se non abbiamo fatto caso dell’utilizzo o meno di materie super genuine nei gelati mangiati prima di Grom, ma comunque appaganti? Penso che un treno, quello giusto, sia passato e due amici, quelli giusti, lo abbiano sapientemente preso…

A voi il resto…

Silvia Di Stefano

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