Mi permetto di scrivere di un viaggio durato un paio d’ore o poco più.

Mi permetto di usare immagini non mie per inventare luoghi dove un tempo, almeno 8000 anni fa, qualcuno ha cominciato a fare vino. Non è un’invenzione vera e propria, solo la mia immaginazione che nell’infantile desiderio di visitare i posti da poco scoperti, in senso “enologico”, ha una gran voglia di materializzare luoghi, odori e persone. In altri termini un paese soltanto: la Georgia.

No, non la Georgia di Ray Charles che con timbro ammaliante cantava
“Georgia, Georgia, No peace, no peace I find Just this old, sweet song Keeps Georgia on my mind”,
che comunque andrebbero citati anche solo ripensando ai racconti di Nicola e Michele Finotto, nipote e zio (…non si direbbe) di I AM WINE, importatori di vino georgiano. Bensì la Georgia ex U.R.S.S. che dalle ceneri dell’Unione non ha tratto altro che una rinascita culturale e storica ampiamente radicata e mai dimenticata, anzi solo violentemente assopita da un regime al termine del quale la popolazione ha deciso per la propria forte indipendenza.
Il viaggio è durato una manciata di bottiglie. Manciata si fa per dire! Un numero equo di assaggi per vedere impresse sensazioni ed immagini, per desiderare l’incontro con una terra, con volti e mani, con pensieri e abitudini tanto distanti dalle mie. Non starò ad indicare etichette e tipologie, per quello ci sarà tempo, ma solo sensazioni, solo emozioni vive che quasi nel dubbio hanno poi accompagnato il proseguo della mia giornata.
Nicola e Michele Finotto, infatti, ci hanno condotto alla scoperta di vini da degustare attentamente, sapendo ciò che ci si aspettava in quanto professionisti del settore, ma con un taglio differente di veduta: I vini in Georgia sono così! Ossia, l’aspettativa di molti conoscitori e amanti del vino che oggi più che mai sono alla ricerca del cosiddetto Vino Naturale e che quindi si avvicinano alla Georgia (questi sono giorni di numerose manifestazioni al proposito) non tanto con curiosità, permettetemi di dirlo, ma molto più con la consapevolezza che “va fatto”, potrebbe essere ingannata. Lo ripeto, al termine della degustazione l’affermazione più viva e ferma per me è stata I vini in Georgia sono così! Ma così come? Mi piacerebbe rispondere così e basta, perchè non ci sono aggettivi sufficientemente chiari per spiegarmi, ma so che non basterebbe a sanare la vostra inguaribile curiosità. E allora ci provo…intanto pensate che le prime tracce di vino sotto forma di tartrati rinvenuti in contenitori, anfore interrate dette qveri, risalgono al 6000 a.C. proprio in Georgia. Ciò fa pensare ad un’attitudine alla produzione di vino risalente a circa 8000 anni fa. Attitudine che pare non essere mai stata intaccata alla base, anche quando recentemente la Russia ha obbligato il paese ad un embargo che realmente non ha fatto altro che intestardire i produttori nel penetrare altri mercati riuscendo così a far valere il proprio vino. Poi pensate che da sempre il vino viene fatto in orci interrati, detti qveri, senza mai vedere tini di legno e men che meno di acciaio.

Le nostre modalità e tradizioni sono dunque molto, molto distanti. Così come distante è lo scopo ultimo della produzione del vino georgiano: autoconsumo. Di bottiglie, neanche l’ombra! Di sicuro nel nostro Bel Paese anche i contadini che in passato si sono dedicati alla viticoltura certo qualche bottiglia l’avranno pur venduta ad altri!? C’è voluta la lungimiranza di selezionatori e di un mercato attento per aiutare l’esportazione, peraltro non facile, di bottiglie dalla Georgia riscoprendo non solo metodi ancestrali, ma tipologie di vino e ancor prima di produzioni, generose in caratteristiche organolettiche, differenti in bouquet, lontane per beva e gusto. I Bianchi, spesso molto più “rossi” di quanto si immagini, sostengono lunghe macerazioni delle uve sulle bucce e sui raspi tanto da conferire colorazioni ricche e aromaticità interessanti, sfumature e profumi che fan pensare ad appassimenti ma che in realtà scoprono una beva equilibratissima tra la freschezza sempre gentile e la morbidezza mitigata da sparuti tannini. Emozionanti, incredibili, diversi! Rappresentano un modo di bere intenso, forse anche di più rispetto alle nostre abitudini, anche le più vere. Sembrano rispecchiare un’antica intelligenza, un ancestrale e radicato nell’uomo rispetto per il tempo, per la pazienza e la lentezza di vedere, giorno per giorno, i mutamenti della natura. Sono vini ricchissimi nei colori, strani se vogliamo, talvolta aranciati per i bianchi (senza aver subito alcuna ossidazione), cupi i rossi e vivaci di profumi. Il frutto, l’uva, è la regina tra gli odori; la sua maturazione, il suo naturale cambiamento, la trasformazione in aromi più complessi conducono poi ad una beva bellissima. Da provare!
Oh! Se volete organizziamo…!!!!
Silvia Di Stefano
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