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Sapessi come è strano…raccoglier zafferano a Milano

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Ah…Milan l’è on gran Milan…anche quando scopri che là, a pochi passi dalla metropoli, una cricca simpatica e preparata di giovani professionisti ha pensato e realizzato un progetto agricolo e gastronomico di livello: Zafferanami. Una piccola e sostenibile coltivazione di Crocus Sativa, quindi una preziosa e gustosa produzione di zafferano che dopo la Moda, la Finanza, l’Area C, è destinata ad interpretare l’immagine più romantica e bucolica di questa nostra bella città. In fondo il Risotto Giallo è patrimonio milanese! Aver la materia prima a “km 0”, oggi tanto di moda, mi sembra un buon risultato. Sapete, senza neanche pensarci troppo, mi vien da canticchiare…

…sapessi come è strano…raccoglier zafferano…a Milano, a Milano….da da da dadaduda”

Silvia, Dario e Guido sono i giovani ideatori del progetto. Grazie alla storia “contadina” di un nonno che coltivava cartamo, il surrogato dello zafferano, il piccolo Dario impara l’arte del lavorar la terra. Con gli anni, ricordandosi di quando il suo papà portò in regalo dall’Abruzzo dei bulbi di Crocus Sativa al nonno incredulo, ritrova tali bulbi moltiplicati sotto terra e crede nella possibilità di curarli e di veder nascere, giorno dopo giorno, un progetto ambizioso e frizzante, giovane, fresco e profumato come il Crocus. Nella naturale fatica che contraddistingue il mestiere “contadino” i tre giovani “visionari”, con l’aiuto di chi ha sperimentato la bellezza della terra, aspettano il nascere lento di un fiore e la raccolta veloce dei sui preziosi pistilli.

Ho conosciuto Dario Galli durante la splendida serata dedicata al riso Acquerello ed in quell’occasione la promessa di rivederci, questa volta in campo, è arrivata fulminea da parte di entrambi; ed ecco che il primo lunedì di ottobre, dopo un settembre uggioso ed umido, ci siamo incontrati proprio lì, in quel di Varedo, in quel piccolo campo coltivato a zafferano che Dario, Silvia e Guido curano minuziosamente.

Nulla, al colpo d’occhio: è forse tutto da immaginare? Non proprio, Dario mi aveva avvertito; i fiori compaiono durante la seconda metà del mese, ma l’interesse per una produzione così tradizionalmente lontana da Milano, pur essendo la città del risotto giallo, era tanto e tale da non poter attendere. E poi scoprire che Dario e la sua “cricca” diserbano manualmente, tuttalpiù con una zappetta, fila dopo fila, che sistemano come è ovvio a mano i bulbi e che osservano i principi di sostenibilità ridando dignità al suolo ed al lavoro della terra, sperimentando giorno dopo giorno ciò che la stessa produce in collaborazione con le condizioni micro e macro climatiche della zona, mi ha realmente appagato.

Accanto al campo, a dire il vero con mio grande terrore, colonie di api in movimento abitano le arnie di un “vicino di casa”che, nell’attesa di scoprire se i crochi sono stati di gradimento, osserva il lavoro delle sue operaie. Confida forse in un miele di zafferano?

Il procedere lento delle poche gemme che dai bulbi daranno origine ai fiori, il lavoro intenso di osservazione e movimento del terreno, la raccolta repentina dei fiori appena emergono, all’alba, quando ancora si stanno “stiracchiando” prima della reale apertura, rappresentano un ciclo laborioso ed affascinante insieme.

Tutto ha appagato la sete di conoscenza e la curiosità di vedere con i miei occhi e di ascoltare con le mie orecchie ciò che un piccolo appezzamento di terra alle porte di Milano può regalare se solo curato con amorevole intelligenza. Senza mai dimenticare, infatti, di essere rimasti alle porte di una grande città, il ciclo di cui sopra è essenziale per dare come frutto uno splendido fiore lilla tra i cui petali emergeranno stigmi impagabili per colore ed aroma. Bravi, davvero bravi, cari Silvia, Dario, Guido e tutti coloro che vi aiutano. Brava Milano che anche questa volta è riuscita a sorprenderci.

Il 29 novembre, allora, tutti da noi per verificare con mano…anzi…con GUSTO!

Silvia Di Stefano

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