Qualora non vi fosse mai capitato di vedere “Gatto Nero, Gatto Bianco” di Emir Kusturica fatelo e scoprirete quel modo semplice e grottesco insieme di trascorrere una quotidianità che nonostante la fatica può essere assai allegra. Ed è un po’ quello che mi è parso di vivere, tralasciando il matrimonio (nel video), sui Colli Tortonesi qualche giorno fa, ospite di Claudio Mariotto e della sua cantina.
Una mamma deliziosa, dalle maniere gentili di un tempo, ci ha accolto attendendo con cura e dedizione, malgrado un pollo che cuoceva nel forno per il pranzo, il figlio Claudio che, visti i tempi, lavorava in vigna per la vendemmia.
Un posto straordinario ed inusuale, i Colli Tortonesi, se si pensa che solo a pochi chilometri da lì, lasciandosi alle spalle l’autostrada, non c’è altro che “Nebbia in Val Padana”.
Un vino straordinario, il Timorasso, se si pensa che ha vissuto decenni di oblio e dimenticanze e solo da poco si è vestito con l’abito della festa, incoronato tra i migliori bianchi d’Italia.
Un uomo inusuale, Claudio Mariotto, dalle maniere accattivanti e dagli occhi generosi, dalle mani piene e dal sorriso facile.
Una simpatica compagnia, quella degli operai in vigna, che banchettavano all’ora di pranzo sotto un cielo plumbeo e minaccioso e che tanto mi ricordavano l’atmosfera gitana del film.
Ma questa è solo la sceneggiatura di un giorno come tanti. E’ la cornice bucolica e caricaturale di un momento, la vendemmia, utile ai fini di ottenere un vino, tremendamente prestante, come il Timorasso. Mariotto produce Cavallina, Derthona e Pitasso come vini da uve 100% Timorasso e così abbiamo cominciato la lunga e produttiva degustazione dall’annata 2010, giovane, giovanissima, una bambina al cospetto delle vendemmie precedenti.
Certo la beva, pensando a quanta forza il timorasso esprime con gli anni, non era ancora pronta, ma la promessa invece di dimostrare carattere e vigore, di contemplare anche le parole fascino e tenacia tra i giudizi di cui vantarsi, è presto fatta. Pitasso 2004 e Derthona 2003 poi, hanno contribuito a decretare il trascorrere del tempo come miglior alleato di questi bianchi. Corposi, alcolici, vellutati, attraenti, gustosi come se la bevuta fosse più che altro una “mangiata”, come se il solo calice appagasse la fame e non la sete, come ad esigere il ruolo di protagonista in quel film quotidiano che è la tavola. Semplicemente meravigliosi. Ognuno a modo suo; “burroso” ed avvolgente il primo, più fresco e vigoroso il derthona. Comunque meravigliosi.
In una tavola arricchita di salame e formaggio, e soprattutto di bottiglie,
immancabile è stata la degustazione dei suoi rossi; dalla croatina al dolcetto, dalla freisa alla barbera. Campo del Gatto, Braghè, Territorio, Poggio del Rosso, Vho…annate diverse per diversi vini, per diverse uve, per diversi palati. Cosa abbiamo preferito? Posso dirlo? Barbera e… ho detto tutto. Certo non tout court, sarebbe poco professionale. Sicuramente Poggio del Rosso nelle annate 2005 e 2004, quindi Vho anche nelle annate più vecchie, persino 2000 e 1997, generosamente stappate da Claudio per l’occasione. E se l’occasione fa l’uomo ladro, beh, noi siam proprio tre onesti degustatori naif lasciando lì tutto quel ben di Dio! Abbiamo strappato una promessa, però, che è più di una promessa. La certezza di ritrovarci tutti a Cusago per una serata che non si dimenticherà!
Silvia Di Stefano

