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Montalcino e Montepulciano

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Secondo voi è possibile che siano sufficienti solo due giorni di viaggio tra Montalcino e Montepulciano per averne già nostalgia? E’ credibile aver desiderio di tornare tra terre morbide quanto antiche e piuttosto chiedersi cosa faccio ancora qui, in una Milano che sebbene ci fornisca ogni comfort è manchevole in quanto a fantasia o incanto? Montalcino e Montepulciano, due rubini incastonati in quella verdeggiante montatura che è la Toscana senese da cui aspettarsi preziosi ed in cui riconoscere invece un’Italia tutta bella, come un arcobaleno. Tra il verde o il giallo della terra lasciata al prato o coltivata a grano, spunta il rosso delle case, il grigio delle nuvole che minaccian pioggia ma che poi, incoscienti, non regalano neanche una goccia d’acqua e permettono ad una leggera pennellata di azzurro di colorarne il cielo. E poi c’è quel pallido color della pietra di Sant’Antimo, così mistico, così spirituale da confondersi con il candido saio dei monaci agostiniani, fieri e modesti al contempo che al solo passaggio appaiono tendere la mano e, se non fossero religiosi, chiedere “un penny per i tuoi pensieri”. E tra una sfumatura e l’altra ci si accorge che nascosti, nascostissimi, ci sono tanti acini d’uva che aspettano l’invaiatura per colorarsi di rosso ed entusiasti come bambini farti “cu-cu!”

Il nostro piccolo viaggio in quel di Montepulciano aveva come scopo la visita presso la cantina di un’adorabile Susanna Crociani che auguro a tutti di incontrare almeno una volta nella vita.

E ancora il nostro piccolo viaggio in quel di Montalcino aveva come scopo la visita presso la cantina Pian dell’Orino, sapientemente guidata da Jan e Caroline fra panorami mozzafiato e cultura del vino espressi all’ennesima potenza.

In ordine cronologico dunque

Strano davvero visitare una cantina nel centro storico del paese, Montepulciano appunto, in un vecchio edificio che dall’alto in basso, passando per scale e pertugi, apre spazi dove il tempo si è fermato e dove l’odore del mosto pervade muri, botti, i nostri nasi. Tra botti grosse di legno dove la Nobiltà delle uve Prugnolo Gentile e Canaiolo Nero matura anni, Susanna Crociani si esprime in gusto e sensibilità così da creare un Rosso ed un Nobile di Montepulciano dalla spiccata personalità e da un passato remoto che diventa sempre più prossimo varcando la porta della bevibilità piena. Più complesso il Nobile, si sa che il tempo aiuta, ma entrambi i vini son delicati e vagamente tannici. I profumi di frutta rossa, quasi marmellata, evidenziano vini di corpo e di facile beva. Bella sorpresa anche per il suo Chianti Colli Senesi Docg prodotto dalle vigne di Sangiovese Toscano con una piccola percentuale in uvaggio di bacca bianca.

Emozionante è stata poi la visita alla vinsantiera personale di Susanna, nell’altra ala dell’edificio, anch’essa occultata da un pertugio che una piccola porta chiude per lasciarsi alle spalle ricordi e sentimenti che solo nel vino scoprono intensità e ardore e si liberano di tutto quel pudore che ci obblighiamo per natura ad avere.

Il giorno seguente, invece, d’obbligo la visita alla Cantina Pian dell’Orino a Montalcino, là dove il Greppo della famiglia Biondi Santi spopola per pregio e per fama.

A volte non posso che ringraziare il Cielo per le opportunità di incontro che mi dà: Jan Hendrik Erbach, proprietario insieme alla moglie Caroline dell’azienda e viticoltore ed enologo di spessore, ci ha lasciato esterrefatti per esperienza, costanza, per rispetto e protezione delle uve, per scelte “da non far dormire la notte” a proposito di risultati in vigna da cercare ed ottenere con pazienza e conoscenza estrema di viticoltura.

E’ nell’uva che si osserva tutta l’esperienza, tedesca prima di quella francese, dei coniugi che nella gentil persona di Jan (Caroline non era in azienda) si è materializzata con spiegazioni tecniche e pratiche da cui trarre grande insegnamento. E’ in vigna, tra i filari di uve compatte e sane, che si comprende quanta passione e quanto lavoro di braccia e di studio siano necessari affinchè il vino possa vivere elegantemente nei bicchieri di chi lo sa apprezzare. E’ il rispetto rigoroso della coltivazione delle uve, infatti, tra semine di erbe e totale mancanza di uso di pesticidi o fertilizzanti, che permette al frutto di arrivare ad una maturazione tale da essere vinificato in piena salute.

E così il vino, dal IGT Piandorino al Brunello di Montalcino, passando per il Rosso, un tripudio di eleganza, di spensierata allegria, di complessa armonia, quasi una musica, entusiasma i cuori e la degustazione. Una cantina dove i lieviti naturalmente presenti sulle bucce innescano il processo di fermentazione così da non turbare gusto e olfatto del vino, regala prodotti dal colore vivace e brillante, trasparente per intensità, accattivante per cromie.

E così, complice la genuina ospitalità del padrone di casa, ci siamo trovati a degustare un primo Piandorino Igt che non conoscevamo prima e che si è dimostrato all’altezza dei suoi fratelli maggiori: Rosso di Montalcino, fruttato ed armonico, floreale ed elegante tanto da unirci tutti in sorrisi di approvazione unanime ed il grande Brunello di Montalcino che non si smentisce per qualità estrema, per bellezza di beva, per pregio e per raffinatezza di gusto. Magnifico! Splendidi tutti! I vini, la cantina, le vigne, l’uva, il grappolo, gli acini.

Perfino Lucy e Pluto, due dei tre cani che bazzicano le vigne, sembrano essere i più felici della Terra!

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