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route de champagne

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Io non so cosa sia la poesia                                                                                                       ma la riconosco quando la sento

A.E. Housman

Io invece non so cosa sia il vino ma lo riconosco quando l’assaggio. E forse molti di noi che bevono il vino per piacere, in compagnia, o ancora per lavoro, selezionando prodotti a nostro avviso interessanti, non conosciamo il vino, ma abbiamo una tale passione da incontrarlo piacevolmente ogni volta lo si versi in un calice. Non siamo viticoltori bensì più spesso fruitori di un prodotto finale che può ottenere il nostro gradimento o meno, ma quando gorgoglia nei bicchieri l’attenzione “si fa a mille”, l’adrenalina sale e il desiderio di scoprire belle espressioni di territorio si fa largo tra cento altre ambizioni.

E allora ieri il buon Titta, importatore e distributore di vini di Francia, ci ha guidato verso la celebre route de Champagne

così da cercare uno o più vini di Champagne appunto che facessero al caso nostro, ossia che potessero piacere a noi per armonia e qualità nel rispetto però anche di coloro che sempre più spesso vengono a trovarci e desiderano da noi indicazioni preziose per scegliere al meglio unendo qualità e gusto personale.

La degustazione è stata organizzata diversamente da come vorrei esporla; con tanto di cartina della regione abbiamo assaggiato dapprima le basi di ciascun produttore, quindi i loro vini più complessi. Mi piace invece orchestrare la mia mente distinguendo i vigneron ed i loro vini. Il primo produttore è allora Christophe Mignon, biodinamico non certificato, che elabora champagne a ovest di Epernay dove il Pinot Meunier spadroneggia per resistenza alle repentine escursioni termiche del territorio e conferisce ai vini un bouquet fruttato ed agrumato molto riconoscibile. Della mano di Mignon ho apprezzato la semplicità ed al contempo la riconoscibile fragranza dell’uso del Pinot Meunier anche nel suo rosato. Il millesimo 2006 ha aperto le porte alla complessità fresca e sempre interessante dello Champagne inteso non nei termini di tostato e di lievito che hanno contraddistinto ormai da decenni il prodotto, ma nella qualità di fresca “lama”.

Cahrlot Tanneux è il secondo vigneron vincente per personalità…nonostante l’etichetta…. Bello il naso di tutti i suoi vini, dal primo all’ultimo, dal Pinot Meunier al 70% con spiccata acidità del suo “vino base” alla complessità del Rosè de Saignee ottenuto da uve Pinot Meunier al 90% con un 10% di Pinot Noir attraverso la tecnica più antica della macerazione delle uve. Il blanc de blanc millesimo 2005, poi, con sboccatura nel 2010,  ancora una volta si dimostra originale e complesso, morbido ed avvolgente in bocca, burroso ed elegante come il miglior chardonnay. Caratteristica la sua produzione che invece di usare la bidule di plastica, tappa le bottiglie ancora all’antica, con tappi di sughero rendendo il degorgement ancor più complicato.

Più tradizionale, invece, Jean Laurent che in quel di Celles sur Ource, nella regione meridionale denominata Aube, vicinissiama alla Borgogna esprime tutta l’eleganza, la forza, l’armonia di un Pinot Noir d’eccellenza. Sia con il primo blanc de noir che con il millesimo 2000 otteniamo tostature immense e lieviti preziosi al naso come in bocca.

Ultimo ma non ultimo, anzi splendido, Olivier Horiot Le Riceys che con i suoi due champagne ci ha impressionato! Il primo, un millesimo 2006, blanc de noir 100% Pinot Noir pas dosè accoglie in sè tutto il meglio di una zona, quella ancor più adesa alla Borgogna, dove il vino è re in tutto e per tutto e dove l’uva nera del Pinot Noir incarna la divinità di Bacco in senso assoluto. La stessa impressionante eleganza per il Rosè ottenuto per macerazione dalla medesima uva che nella versione extra brut incanta e fa sognare…

Grazie Titta per la degustazione. Ci hai condotto verso il desiderio più grande: quello di condividere con i nostri affezionati amici una degustazione così interessante. Chissà, forse riusciamo a riproporla a tutti Voi!

 

 

 

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