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Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

| 2 commenti

C’è da fidarsi? Pare di no.

Il detto “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” è condivisibile in questi casi? Pare di sì.

Accidenti, lo dicevo io. Quante volte avrò discusso, forse con troppa enfasi e per buona pace di Massimo, mio marito il quale non sopporta le discussioni, con persone che fregiandosi del titolo “BIO” hanno millantato un’alimentazione sana e genuina per sé e per la propria prole, snobbando qualsiasi altro genere di alimenti se non quello pervenuto tramite un Gas. E così, senza fare di tutta un’erba un fascio (oggi sono in vena di proverbi), tra diversi articoli di un giornale di settore trovo ribadito il concetto che la fiducia da concedere ad un filone, quello biologico in voga da anni, dovrebbe essere tutelata dalla conoscenza propria del settore,difficile a meno di non essere un operatore, dalla trasparenza di informazioni dei produttori.

Nel solo 2011, infatti, come riporta l’articolo, la Guardia di Finanza di Verona ha stroncato una frode nell’agricoltura biologica di 700 mila tonnellate di falsi prodotti bio, circa il 10% dell’intero mercato nazionale con un totale di 1/3 di produttori del circuito dei Gas non etichettabile come biologico. Ma come? I Gas? Gruppi di acquisto solidale, che sostengono piccoli agricoltori o produttori, risparmiando e mangiando sano? Da “loro” proprio non me lo aspettavo! Anzi sì! Proprio da “loro”. Le intenzioni di un’organizzazione come quella dei gruppi di acquisto sono lodevoli, come lodevole è la volontà di chi si avvicina al settore per consumare meglio, senza scarti e risparmiando. Poco lodevole, è invece il modo con cui si compra. Non ci si fida solo perchè etichettato bio o solo perchè si entra a far parte di un gruppo d’acquisto; non ci si fida solo perchè il produttore è piccolo o solo perchè produce due carote all’anno. Ci si informa completamente, si fa visita a coloro che coltivano, a coloro che vendono le loro materie, ci si chiede se l’intera filiera rispetta i canoni di solidarietà a cui ci siamo avvicinati. Come è possibile che tra diverse produzioni Altroconsumo abbia svelato la commercializzazione di formaggi ad alto contenuto batterico, per esempio? Perchè il formaggio è di un piccolo allevatore di montagna, non vuol dire che sia salubre. Come è possibile che Altroconsumo abbia scoperto ingenti quantità di mele o di pere vendute per bio attraverso i gruppi di acquisto, ma la loro origine era argentina? Dov’è andato a finire allora il km0 e il risparmio? Forse ci si è fidati troppo di alcuni contadini che hanno servito troppe bocche rispetto al loro potenziale. Ma se non andiamo a trovarli, nelle loro proprietà, non lo sapremo mai.

Un consiglio, se posso: non nascondiamoci dietro le parole di qualcun altro, andiamo, guardiamo, domandiamo prima di fidarci ciecamente di chi ci vende la propria produzione.

Ad alcune persone che tronfie mi raccontano di quanto mangiano sano chiedo sempre: “…sei agronomo?…non lo sapevo!?…”

Silvia Di Stefano

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2 pensieri su “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio

  1. Ciao Silvia, parole sante le tue! Peccato però che non sempre si ha la possibilità o il tempo di andare a verificare di persona presso il produttore! Vorrei aggiungere quindi un consiglio, oltre a quelli che hai dato tu: diamo più ascolto ai nostri sensi, mi spiego………quando assaggio i patti di Mimo non ho bisogno che qualcuno, lo chef compreso, mi dica che i prodotti utilizzati sono genuini ecc ecc……perchè si sente!! e non sono nemmeno un agronomo!
    Inolte non credo sia una questione di titolo di studio ma di consapevolezza. Essere consapevoli di quello che si mangia accettandone magari le conseguenze è diverso dall’intossicarsi inconsapevolmente. Nel primo caso ci rientriamo tutti noi che andiamo a fare la spesa al supermercato (diciamoci la verità……sono pochi i cibi “sani” che ci puoi trovare) e ci rendiamo conto che quei prodotti sono lontani anni luce da quelli che usa ad es Mimo, mentre nel secondo caso a mio avviso ci rientrano quelle persone che hai descritto tu……..sono convinti di mangiare sano perchè mangiano bio o perchè vanno direttamente dal produttore (e magari questo ha la fattoria poco distante dalla tangenziale di Milano). In ultimo vorrei lanciare una provocazione…..Esistono veramente ancora dei cibi sani o questa definizione è valida se rapportata ad altri cibi? E’ una domanda che mi pongo ogni volta che sento dire che l’inquinamento provocato dall’uomo ha raggiungo e sta influenzando anche i nostri Poli (nord e sud).
    Buona domenica

    Rudi

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