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il canto della terra

| 2 commenti

Il canto della terra verso il cielo è parafrasi di vino, o forse è il vino, quello naturale, che parafrasando racconta di un canto che la terra compone e che si eleva verso il blu. Che ne pensate? Non sono certo io a dirlo, ma pare che Luigi Veronelli abbia immaginato con poesia una terra che canta ogni volta che l’uva si trasforma.

E’ stata la lettura di questa ed altra prosa che mi ha condotto a pensare al vino naturale, alla sua definizione, se possibile, alla sua beva, non sempre scontata. Con il termine naturale, appunto, credo si pensi alla genuinità di un prodotto, al suo legame con il territorio e la natura, ai cicli del tempo e delle stagioni, al loro rispetto. Forse il vino non lo è? Forse dobbiamo specificare quando merita di definirsi naturale o meno? Sì, credo proprio di sì. Il motivo è almeno all’apparenza uno solo. Nel vino naturale non ci sono ovviamente sofisticazioni (come sempre, si spera), non c’è uso di interventi chimici, di trattamenti, pesticidi, sostanze di sintesi, che al produttore è consentito utilizzare per legge. Il vignaiolo sceglie la via più disinvolta che Madre Natura gli offre con sapienza anche quando sembra ribellarsi. Forse c’entra l’etica, o forse no, ma di sicuro l’opzione “naturale” permette al produttore di vino di rispettare ciò che in origine si organizza, i tempi di crescita e maturazione, quindi i processi, quelli in cantina, che naturalmente cominciano e altrettanto naturalmente finiscono, regalando sensazioni nuove e corrispondenti al normale tempo che passa. La bellezza di questa scelta, senza dimenticare che talvolta potrebbe non riuscire, è proprio il risultato: il vino è incatenato alla terra ed alla sua tipicità, come l’uva da cui prende vita. Il vino naturale sarà così più difficile da capire, ma una volta svelata la sua magia ecco che non potrà più lasciare il nostro gusto, il nostro palato, il nostro intelletto e voglia di sapere. Il suo aspetto già parla di terre e vinificazioni lente, di sapienza e paziente capacità di aspettare senza modificare il risultato per aver un’immagine di perfezione; non ci sono filtrazioni o chiarificazioni quindi l’aspetto sembra “rozzo”, soprattutto nei bianchi, però il naso e la bocca regalano emozioni persistenti e sorprendenti nel tempo. C’è spesso una gran freschezza e note ardue di vegetazione e di suoli tutti da conoscere. La persistenza di queste in bocca è strepitosa.

L’innamoramento potrà essere lento, o per alcune persone sarà un colpo di fulmine, ma vi assicuro che la possibilità di assaggiare oppure di bere con impeto un vino naturale non si dimentica. Tutt’altro, si conserva come l’affetto per la persona più cara.

Silvia Di Stefano

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2 pensieri su “il canto della terra

  1. Credo tu abbia pienamente ragione!
    Odio i vini che sanno di legno, i vini troppo “lavorati”, i vini cosiddetti “piacioni”, i vini che ti lasciano solo il ricordo di un gran cerchio alla testa. Altresì non ho mai capito perché un vino delle essere assolutamente perfetto all’esame visivo. Se la sua bellezza visiva è la conseguenza diretta, e non ritoccata, della sua caratteristica/tipicità intrinseca allora mi sta bene, in tutti gli altri casi no, non mi sta bene, non mi interessa. Il vino lo devo bere e devo sentire al naso il suo profumo naturale. Naturale appunto!

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